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Festa Farina e Forca, o si domina o si è dominati

]Noi abbiamo tolto le maschere, abbiamo seguito Eduardo Scarpetta che già nell’ottocento, ha eliminato pulcinella, ha tolto la maschera all’attore lo ha reso individuo-uomo. Ha cancellato nel teatro la farsa scurrile dei commedianti analfabeti. Il suo codice è “Miseria e nobiltà”, doe evidenzia l’ignoranza della piccola borghesia da provincia, che inculca al servo il desiderio di imitazione. Dobbiamo scarnire l’incognita dominante del potere non servirlo in scena, peggio ancora come insegnamento di vita Ciò che ha fatto Pulcinella buffone malinconico, filosofo rassegnato, uomo che porta la propria croce scherzando: vero napoletano. La necessità della vita lo inducono a mostrarsi volta a volta servile e rbelle, coraggioso e codardo, cretino e geniale. Si finge minchione e si comporta da astuto, ma in realtà è – come ogni buffone, zimbello di un principe capriccioso – che è poi il proprio bisogno e l’altrui sopruso, di fronte a cui si sente autorizzato a fare il doppio gioco, a curvare la schiena, a prostituirsi, pur di sopravvivere, riservandosi sempre di vendicarsi con l’arma affilata dell’astuzia. Grazie ad Antonio Ghirelli noi conosciamo la miseria del potere inflitta ad un popolo tutt’ora greco, ridotto a plebaglia che mostra la sua arretratezza con il lamento. Carmelo Bene ha ricercato il non-attore, perchè l’immagine è divenuta volgare e il corpo rende pacchiano il gesto, imbevuto da astuzie, ammiccamenti subculturali che sviliscono, l’autentico di un azione. La nostra essenza originaria è bloccata da questo gioco di sopraffazione sul’essere umano, per ridurre il pensiero e dominare l’uomo. Tutto questo ha creato frustrazioni, luoghi comuni, discordia, ignoranza. Carmelo Bene ci indica la strada per ritrovare noi stessi: non dobbiamo farci ingannare dalle immagini, perchè ignoranti corrotte e non più rare, dobbiamo lasciarci trasportare dai suoni della voce e della usica. Essenze delle nostre anime. Centralità della voce, più che materialità del corpo. Voci e musiche diventano emozioni, non peste emozionale mercato dei falsi sentimenti. Come nel concerto “El Diego”, il Maestro Roberto de Simone ha incarnato la magia popolare e colta dei napoletani riuniti nello stadio, dove tutti uguali, senza differenza, ritornano all’antico, all’ancestrale, ad un mito che non delude ed è in carne ed ossa, il trionfo dell’armonia di un intero popolo. Sette e congreghe sono solo nella tribuna d’onore, ecco cosa turba il napoletano: la disuguaglianza! Aurelio de Laurentiis ha fatto ritornare in vita una squadra ormai finita. Ha in mano la Napoli migliore, la Napoli verace autentica, confidiamo che dia messaggi scelti di cultura al suo pubblico dello stadio che è la Napoli greca.

Pasquale della Monaco

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