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“Libero” contro il film Veleno, Di Vaio (Bronx): “Raccontiamo il sud avvelenato dalla speculazione delle aziende del nord”

A pochi giorni dalla proiezione di “Veleno”, il film di Diego Olivares che chiuderà la Settimana della Critica alla 74esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Filippo Facci su “Libero” dedica un fondo di attacco “assolutamente gratuito e privo di fondamento nei confronti di un film che racconta la storia di una famiglia che coltiva la terra in uno dei tanti Comuni della Terra dei Fuochi. Una fanta-recensione che nasce prima ancora della proiezione del film, come ammette lo stesso autore dell’articolo, e che quindi risulta assolutamente singolare nel merito”. Lo dichiara Gaetano Di Vaio della “Bronx Film”, produttore e coautore della storia di “Veleno”, rispondendo alle critiche di Facci.

“Veleno”, pellicola con Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo e Salvatore Esposito prodotta da Bronx Film, Minerva Pictures Group e Tunnel Produzioni e distribuito da “Altre storie”, vuole raccontare la quotidianità della vita nella Terra dei Fuochi: una famiglia alle prese con la violenza della camorra e con il dramma della malattia ma che tra paura e angoscia decide di non chinare il capo davanti ai soprusi.

“Mi sembra davvero assurdo – sottolinea Gaetano Di Vaio della “Bronx Film” – che si possa prendere una posizione del genere, gratuitamente offensiva nei confronti di un lavoro come “Veleno” senza aver nemmeno visto il film. Quello che abbiamo provato a raccontare è il dramma di un territorio attraverso la storia di una famiglia onesta come tante altre, che trova anche nelle imprese del Nord colluse con la camorra una delle sue principali cause di sciagura. Mi riferisco a quelle aziende senza scrupoli – spiega il produttore napoletano – che per anni hanno sversato i loro veleni nelle campagne tra Napoli e Caserta, quel settore di imprenditoria fatto da colletti bianchi che non hanno avuto alcuna remora ad andare a braccetto con la camorra più violenta e sanguinaria. Il nostro – prosegue Di Vaio – è un lavoro basato su una storia come tante, una storia che ha in sé mille storie, i volti di Luisa Ranieri e Massimiliano Gallo interpretano la determinazione di un intero popolo che sulla propria pelle sta vivendo il dramma della malattia a causa degli interessi speculativi di una parte di imprenditoria del Nord che ha avvelenato il Sud”.

Proprio nella relazione 2017 della Direzione Nazionale Antimafia, nella sezione dei crimini ambientali gli investigatori antimafia hanno sottolineato come la corruzione nei settori imprenditoriali legati alle gestione dei rifiuti contribuisca in maniera determinante all’avvelenamento dei territori: “Questo è un dato rilevante che vorremmo sottolineare a chi oggi getta fango sul film – conclude Di Vaio – e a questo dato si uniscono le attenzioni di numerose istituzioni verso un fenomeno tutt’altro che sconfitto, dalle commissioni parlamentari d’inchiesta al lavoro della magistratura e a quello delle Aziende Sanitarie Locali, fino all’attenzione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione sulla gestione degli appalti nella Terra dei Fuochi. Chi vuole voltarsi dall’altra parte e non vedere questo dramma è “libero” di farlo, negando l’innegabile. Il nostro film invece ha lo scopo opposto, aprire gli occhi a tutti”.




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