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Festival di Cannes, un commento al film “Map to the Star” – Il Trailer

La mappa per le stelle che il regista canadese porta in concorso a Cannes 67 è una commedia beffardamente horror, pervasa di star in declino da vecchiaia prematura, giovanissimi divi che tiranneggiano agenti, set e comprimari, guru motivazionali che evocano traumi senza saperli gestire. Alla base c’è un copione dello scrittore californiano Bruce Wagner che a Hollywood è ormai di casa, un progetto vecchio di almeno una decina d’anni, a lungo coltivato dal regista canadese, che si spinge nella mecca delle star con il distacco ironico e persino cinico di chi maneggia il cristallo con le pinze. La mappatura stellare proposta da Cronenberg, esattamente come il “Sunset Boulevard” di Billy Wilder, ruota attorno al fantasma della sparizione, all’ossessione dell’esserci e apparire ribaltata in una assenza catarticamente evocata nella morte: il perturbante e’ qui incarnato da Agatha, figlia rimossa del Vip hollywoodiano Sanford Weis, coach delle star e autore di libri di successo. La ragazza e’ la presenza oscurata della famiglia, colpevole di aver dato fuoco alla casa dei genitori per uccidere il fratellino Benjie, che ora ha 13 anni ed e’ a sua volta una star da box office: allontanata in cura psichiatrica, la ragazza e’ tornata dalla Florida col suo volto per meta’ sfigurato dalle fiamme che aveva appiccato, vero e proprio convitato di pietra della perenne festa hollywoodiana cui partecipa la sua famiglia. Il perdono che vuole chiedere si tramuta cosi’ in occasione di paure e veri e propri incubi, che si cristallizzano nei fantasmi che ossessionano i familiari. In un intreccio di copri e spettri, Cronenberg smaterializza in mito della celebrita’ nel tema dell’apparizione come spettro che scardina le certezze e i successi. Il fantasma di una piccola fan morta in ospedale perseguita il minidivo Benji tanto quanto la rivalita’ col comprimario in erba, che rischia di rubargli la scena. Ma non e’ tutto perche’ Agatha lavora come assistente di Havana Segrand, diva non piu’ giovane e quindi in decadimento di fama, che deve fare i conti con lo spettro della madre, una vecchia star, che incombe su di lei nel momento in cui sta per interpretare in un remake un suo ruolo in un classico in bianco e nero… L’amore potrebbe essere la via d’uscita da questo circolo vizioso (e incestuoso, scopriremo), incarnato nella figura del giovane Jerome, autista di limousine con ambizioni da attore e sceneggiatore, di cui Agatha si innamora. Ma e’ tutto un inutile ruotare nel girone della vanita’ delle vanita’, un falo’ nemmeno tanto figurato, acceso sotto il totem di una famiglia che sostituisce i sentimenti con l’apparenza del successo. Cronenberg ci consegna una commedia obliqua, che taglia trasversalmente tutti i temi del suo cinema e li dispone sul piatto di una parabola tesa a definire un mondo terminale metaforicamente trovato nello scenario hollywoodiano: siamo dalle parti di “The Canyons” di Paul Schrader, ma con un rigore liberato nella leggerezza del tratto. E il cast contribuisce a tanta levita’: Julianne Moore e’ la diva in decadenza, John Cusack e’ il guru delle star, Robert Pattinson e’ ovviamente il giovane autista di limousine e Mia Wasikowska e’ Agatha, dark girl in cerca di perdono impossibile.




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