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Il Sindacato dei medici CIMO sull’Ospedale SS. Annunziata di Napoli

ospedale-ss.-annunziataLa CIMO denuncia che, “nella peggiore tradizione della nostra regione, parte del nuovo piano ospedaliero, non ancora presentato alle forze sociali, è arrivata agli organi di stampa a seguito di fughe di notizie che hanno consentito di dare il via a strumentalizzazioni di parte, di natura anche sindacale, tese a condizionare pubblicamente le scelte della Regione al di fuori di un democratico ed istituzionale confronto con tutte le forze sociali. Nel mirino è finito, ancora una volta, con argomentazioni molto discutibili, il destino dell’ospedale SS. Annunziata. Si trae da qui lo spunto per queste considerazioni. Per quanto riguarda il Piano Ospedaliero la CIMO chiede alla Regione: di attivare al più presto un confronto alla luce del sole con le forze sociali tutte, di fare chiarezza di chi nel proprio sistema assistenziale fa che cosa, essendo in corso un processo tendenziale per cui alcune aziende ospedaliere di rilievo nazionale, invece di concentrarsi in modo privilegiato sugli alti livelli assistenziali di loro specifica competenza, per i quali usufruiscono di agevolazioni organizzative e sui quali dovrebbero essere valutate, tendono ad entrare in competizione con le aziende territoriali per i livelli assistenziali di competenza primaria delle stesse. Di ristabilire un fisiologico percorso programmatorio valorizzando al massimo il ruolo delle proprie strutture (ARSAN, Dipartimento della Salute,V Commissione Sanità), di indiscussa e specifica competenza tecnica o politica, lasciando alla struttura commissariale il ruolo di verifica della compatibilità con il piano di rientro. di riequilibrare sul territorio la distribuzione dei posti letto e di rafforzare l’assistenza territoriale prima di dismettere ulteriori posti letto ospedalieri
– di rivedere la programmazione del centro di Napoli e dare certezze assistenziali e chiari indirizzi nella riconversione delle strutture ospedaliere. Per quanto riguarda l’Ospedale SS. Annunziata, la CIMO evidenzia che la triste e surreale vicenda di questo presidio è emblematica nella fallimentare programmazione nell’ambito materno-infantile della provincia di Napoli. la sua aggregazione all’azienda del Santobono era specificamente finalizzata, in tutti i decreti, a costituire una nuova azienda (Azienda Unica Pediatrica) dotata di reparto di maternità alla stregua delle analoghe principali aziende nazionali (vedi Gaslini di Genova) ed oggi invece si assiste ad una confusa rissa sulla proprietà di quel che ormai ne resta e sul suo utilizzo, senza che la regione esca allo scoperto con una chiara programmazione e senza che si dichiari all’utenza ed agli operatori, che per tutto ciò hanno pagato un caro prezzo, se si ritiene che era sbagliato il progetto (e si abbia il coraggio di tornare sui propri passi) o che lo stesso non sia stato adeguatamente perseguito, e da chi (e se ne traggano le conseguenze)
– che si costituisca finalmente una rete pediatrica, razionalmente distribuita sul territorio, sanando quel grave vulnus assistenziale creato con la chiusura di vari reparti di pediatria (Cardarelli, Pollena, Torre del Greco) e lo svuotamento delle funzioni pediatriche dell’ospedale del mare (nell’operazione “SS. Annunziata”) e con la concentrazione di tutte le funzioni nel Santobono, che viene così ingolfato ed ostacolato nell’elevazione del livello assistenziale, e che è difficilmente raggiungibile in urgenza dalla popolosa e penalizzata zona orientale.
– che si ponga fine alla strisciante privatizzazione dei punti nascita (e si aprano finalmente le case del parto)
– che non si creino ulteriori eccezioni, come pare che stia avvenendo, alle già scarsamente rispettate regole che la stessa regione si è data per la qualità e sicurezza dei punti nascita, per quanto riguarda l’allocazione delle terapie intensive neonatali, cosa ancora più grave per una regione costretta ad ammettere sul proprio bollettino ufficiale che registra una mortalità perinatale superiore ad altre regioni. La CIMO continuerà in questa battaglia, che porta avanti da anni in un clima di insensibilità delle forze politiche, e se non si metterà in atto un serio, trasparente e costruttivo confronto istituzionale, attiverà entro fine anno un apposito blog, su cui renderà pubblica tutta la consistente e significativa documentazione, illustrata e commentata, sulla storia della strisciante chiusura della SS. Annunziata e della penalizzazione materno-infantile, rivolgendosi direttamente, ed in modo molto comprensibile, ai cittadini ed in particolare agli Esposito, che hanno avuto certamente un antenato che in quella struttura è stato accolto e sottratto ad un triste destino, dando poi origine ad una progenie”.




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