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La mano dei Casalesi sugli appalti all’Asl Caserta: 24 arresti

dia2(19)Maxiblitz della Direzione investigativa Antimafia di Napoli che ha portato all’arresto di 24 persone nell’ambito di un’inchiesta sugli appalti truccati delle Asl di Caserta aggiudicati a imprese legate al clan dei Casalesi, con l’appoggio di politici e amministratori pubblici. L’operazione è scattata nelle prime ore di questa mattina nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli. Gli arresti sono notificti ed eseguiti nelle provincie di Caserta, Napoli e Verona. I reati ipotizzati vanno a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, corruzione, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e abuso d’ufficio. Nell’Azienda Ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta vi era “la piena operatività” del clan di camorra “Zagaria”, fazione del clan dei Casalesi che opera a Casapesenna (Caserta), e “una pervasiva e consolidata rete di connivenze e collusioni venutasi a creare, sotto la regia dei boss della camorra casertana, tra appartenenti al mondo della pubblica amministrazione, della politica e dell’imprenditoria”Le indagini sono state condotte per oltre due anni dagli uomini della Dda di Napoli, e nell’operazione odierna sono state inoltre poste sotto sequestro preventivo quattro ditte, 18 immobili, undici terreni, un box auto, tre autovetture e quote societarie per un valore di 12 milioni di euro. Secondo le indagini attraverso connivenze e collusioni, il sistema degli Zagaria riusciva a controllare e gestire, in regime di assoluto monopolio, gli appalti e gli affidamenti diretti di lavori all’interno dell’Ospedale casertano. Negli ultimi anni – stando sempre ai risultati delle indagini – il clan si era infatti gradualmente infiltrato nel tessuto politico-amministrativo della struttura sanitaria casertana, trasformandosi in “un complesso apparato in grado di gestire gli affidamenti dei lavori pubblici in assoluta autonomia, potendo contare sul potere derivante dalla preminente matrice mafiosa”. Le attività del clan nella struttura sanitaria è stata ricostruita dagli investigatori con testimonianze, documenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, registrazioni audio e video. Al centro dell’inchiesta vi sono tre gare di appalto e vari affidamenti diretti di lavori nell’ospedale “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta per un valore complessivo di oltre tre milioni di euro. Gli affidamenti diretti – secondo gli investigatori – sarebbero stati assegnati senza attuare criteri di rotazione, trasparenza, pubblicità e parità di trattamento sempre alle stesse ditte a partire dal 2006. Le gare di appalto riguardano l’affidamento del servizio di gestione e manutenzione degli ascensori (per un importo di circa 1,2 milioni di euro, nella quale – sempre secondo gli investigatori – sarebbe stata favorita la ditta Komè srl) e altri lavori, in particolare edili, nell’ospedale per importi di 450.000 euro (alla ditta di Iannone) e 150.000 euro alla ditta Odeia. Fra gli affidamenti diretti, infine, vi è anche quello della gestione del bar e delle macchine distributrici di bevande ed alimenti, con un danno erariale (per il consumo di forniture pubbliche e l’occupazione del suolo pubblico) stimato in 50.000 euro. E’ nel 2006, secondo la ricostruzione della magistratura, che i clan dei Casalesi danno vita a un cartello di imprese per operare il controllo dei lavori pubblici all’interno dell’Azienda Ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta. Ma i clan cercavano coperture politiche. Dapprima, sempre secondo la ricostruzione dei magistrati, da quella parte dell’Udeur che faceva capo all’ex consigliere regionale Nicola Ferraro (arrestato nel 2008) e successivamente in una parte del Pdl, il cui capo indiscusso era allora l’ex sottosegretario Nicola Cosentino, tuttora detenuto e sotto inchiesta per presunti legami con il clan dei Casalesi. Per gli investigatori era stato creato ”un sistema collaudato e sostenuto, come si è detto, anche dalla politica, attraverso la nomina di dirigenti compiacenti e che garantiva, a sua volta, un pieno sostegno elettorale al partito che lo sosteneva”. Elementi che sarebbero emersi dalle intercettazioni. Insomma, secondo gli investigatori che hanno acquisito le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, sarebbe stato messo in piedi un vero e proprio sistema politico-mafioso-imprenditoriale operante nell’ospedale casertano. Vi sono anche due esponenti politici di Forza Italia fra i destinatari dei provvedimenti cautelari eseguiti oggi dalla Dia nell’ambito dell’inchiesta sull’ospedale “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta. Si tratta di Angelo Polverino, all’epoca dei fatti consigliere regionale, già coinvolto in altre vicende giudiziarie, e del consigliere provinciale Antonio Magliulo. Secondo le indagini della Dda di Napoli, i due, entrambi vicini all’ex coordinatore regionale della Campania di Forza Italia, Nicola Cosentino, tuttora detenuto per presunti legami con il clan dei Casalesi, erano “direttamente impegnati” nella “copertura politica” dell’organizzazione mafiosa casalese. Fra le persone arrestate dalla Dia di Napoli nel blitz contro il clan dei Casalesi vi è anche Elvira Zagaria, sorella del noto boss ed ex latitante del clan dei Casalesi, Michele. Secondo gli investigatori, Elvira Zagaria svolgeva un ruolo centrale nelle attività del clan all’interno dell’Azienda sanitaria casertana. Alla donna, dopo l’arresto di tutti i membri maschi della famiglia e dopo la morte del marito, Francesco Zagaria, negli ultimi due anni era toccato il compito di gestire gli ingenti capitali illeciti derivanti dalle attività delle imprese del clan. Dalle indagini è emerso che Francesco Zagaria dava anche indicazioni sugli esponenti politici da sostenere nelle campagne elettorali.