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La mia vita con Leonardo di Pinin Brambilla Barcilon dal 24 febbraio in libreria

lancioElecta pubblica La mia vita con Leonardo, il libro attraverso il quale Pinin Brambilla Barcilon racconta i vent’anni di lavoro appassionato per il restauro dell’Ultima Cena di Leonardo. Nel 1977 venne chiesto a Pinin Brambilla Barcilon, che aveva alle spalle un’esperienza pluridecennale nel restauro delle pitture murali, di avvicinarsi alla parete dell’Ultima Cena, il capolavoro di Leonardo da Vinci nuovamente minacciato da problemi di conservazione. Da quell’incontro prese avvio uno dei più intriganti e controversi cantieri di restauro del Novecento, un’impresa durata oltre vent’anni e destinata a restituire, per la prima volta dopo secoli, la pittura di Leonardo. Per circa vent’anni L’Ultima Cena di Leonardo è stata una sorta di compagno di vita per la restauratrice, un compagno che esigeva tutta la passione e la dedizione di cui era capace. Sin dall’inizio l’avvio del restauro ebbe grande risonanza sui principali giornali del mondo e Pinin Brambilla Barcilon – schiva per natura e abituata a lavorare con discrezione – si trovò improvvisamente a essere un personaggio da copertina, anche perché all’epoca c’era molta curiosità intorno alla figura di una restauratrice donna. Dichiarò in un’intervista: “Che figlio è Leonardo? È un figlio fuori del tempo, di enorme inventiva, alla perenne ricerca della perfezione. È un figlio difficile che mi dà delle preoccupazioni, chissà se mi sarà grato… Non so se gli piaccia che si mettano le mani sulle sue opere”. Nel libro l’autrice racconta i ricordi personali, le emozioni, le difficoltà incontrate, i momenti salienti – come l’intervento di Olivetti a sostegno del restauro –, ma anche i dettagli tecnici del lavoro. Gravi eventi storici avevano compromesso nei secoli la sopravvivenza del Cenacolo: nel 1796 i soldati francesi trasformarono per tre anni il Refettorio in una stalla, nel 1848 l’esercito austriaco utilizzò l’ambiente per l’acquartieramento delle truppe, ma l’evento più drammatico si verificò nella notte tra il 15 e il 16 agosto 1943, quando un ordigno caduto nel mezzo del chiostro grande provocò il crollo del muro e della volta del Refettorio. Con cura meticolosa, sui ponteggi, spesso sotto gli occhi dei visitatori, la restauratrice porta a termine il restauro del capolavoro che il 27 maggio 1999 con l’inaugurazione del dipinto restaurato, tornava a essere visibile nel massimo della sua leggibilità, lasciando emergere quella “verità” degli animi, degli oggetti, della natura che è ancora oggi all’origine dello stupore che la restauratrice conserva intatta. Conclude il libro un capitolo nel quale l’autrice ripercorre la parete vinciana ricordando gli aspetti dell’iconografia riemersa che la colpirono di più. “Avvicinarsi al genio universale di Leonardo costituisce nella carriera di un restauratore un’occasione unica, irripetibile… dovevo vincolare la mia emotività a una disciplina ferrea, dovevo raccogliere tutta la mia concentrazione e tenere a portata di mano, perfettamente schierati, tutti gli strumenti del mestiere.” (Pinin Brambilla Barcilon)