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Napoli, Con il Comune il rinnovo dei dieci parlamentini: la loro azione sui territori

Elezioni Amministrative a Napoli fra balletti delle liste e promesse di impiego
Ormai mancano poche settimane al voto di questa importante tornata amministrativa e il tutto non è certo contornato di lodi. Se si preferisce un’altra metafora, il cittadino elettore osserva con apprensione, per non dire con distacco che spesso sfocia in un vero e proprio disgusto… Le varie trattative per la formazione delle liste, la forsennata transumanza di personaggi che transitano con disinvoltura da luogo a luogo, da un partito ad un
altro dello stesso schieramento politico o addirittura facendo un salto triplo nell’emiciclo opposto, l’assenza e/o
l’indistinzione di programmi; le identità annebbiate e confuse sui nodi strategici dello sviluppo, l’esibizione spavalda dei gusti sportivi, gastronomici, musicali dei candidati attraverso i profili sui social. Certo non si può che essere d’accordo con l’agenda: il porto, il verde urbano, il controllo degli scarichi fognari essenziale per ottenere una balneazione sicura, l’identificazione di nuovi sbocchi professionali legati alla sfida della sostenibilità ecologica, infanzia, periferie, strutture scolastiche a norma, lotta alla criminalità organizzata, sistema efficiente dei trasporti, servizi accettabili per un turismo in sviluppo, rigenerazione urbana. All’agenda vanno però aggiunti per lo meno tre impegni decisivi e, probabilmente, preliminari alla stessa possibilità di realizzare gli obiettivi indicati. Il primo, che è stato pressoché assente in questi anni, è il rapporto fra la città metropolitana e le municipalità. Queste sono, in diverse realtà, un oggetto misterioso che, all’improvviso, viene fuori nell’imminenza di scadenze elettorali. Istituite con ex D.lgs. 267/2000, e delib. nº 13 del 10 febbraio 2005 e succ., dovrebbero innervare con le loro funzioni il governo del territorio urbano, disciplinandone la vita quotidiana. Dovrebbero costituire il canale di comunicazione fra l’amministrazione comunale e i quartieri. Dovrebbero distinguersi per una presenza capillare nel policentrismo urbano e rispondere ai bisogni dei cittadini. Nella realtà sono, sovente, istituzioni poco visibili, in diversi casi, solo bacini elettorali, per lo più trampolini di lancio verso carriere più elevate, qualche volta vie maestre verso la spartizione di quote di potere, quasi sempre poltrone comode occupate da chi ha tempo a disposizione ed è capace di racimolare qualche centinaio di voti ma, una volta eletto, raramente mette il suo tempo e le proprie energie a disposizione della comunità. Qualche anno fa, esattamente fino al 2006, le archiviate circoscrizioni erano dotate di assistenza e guardia medica pediatrica e non; si provvedeva, anche se a fatica, alla cura delle strade, al verde, alla disinfestazione, alla pulizia delle caditoie, alla pubblica illuminazione. La collaborazione con le forze dell’ordine in tema di sicurezza, con le agenzie educative, i servizi sul territorio,
l’associazionismo. Manifesti affissi sui muri del quartiere invitavano i cittadini a presenziare alle riunioni della Circoscrizione e comunicavano l’ordine del giorno. Oggi, con le Municipalità, sono aumentati i problemi e il tanto decantato decentramento amministrativo, mai realmente attuato, ha avuto una ricaduta deficitaria, in alcuni casi pressoché inesistente, come governo delle funzioni urbane. L’ impegno, anch’esso preliminare a qualsiasi
strategia ad ampio raggio e di lunga durata per Napoli e le sue aree periferiche si può riassumere nel trinomio ordine-decoro urbano-manutenzione: senza questo impegno, il resto sono chiacchiere, aria fritta, nuvole di fumo.
Eppure la loro competenza è alquanto ampia: si va dalle scuole, primarie e secondarie di primo grado, al sistema fognario, dalla manutenzione delle strade, agli edifici pubblici, dalle aree verdi a quelle mercatali, dai servizi
amministrativi, a quelli demografici e all’igiene urbana… Purtroppo come sappiamo si fa fatica e dal centro alla periferia le lamentele per le inefficienze sono all’ordine del giorno. Ovviamente mai avallare la scelta non condivisibile di non votare: il voto diritto-dovere di ogni cittadino va sempre esercitato. Ci vorrebbe una indicazione, non facile, di orientamento nella scelta dell’elettore: credibilità del candidato; coerenza nelle scelte senza fare balletti tra partiti; etica nel pianificare progetti e nell’azione politica; presenza costante sul territorio per le varie battaglie e relativo monitoraggio. Infine occorre ribadire quel che più è mancato negli ultimi anni: armonia e sinergia istituzionali, in primis fra Regione e città metropolitana, la ex provincia e poi fra Comune e Municipalità. Il duello permanente non si addice a realtà già oggettivamente e, come dimostrato in diversi casi, sconnesse come quella campana e napoletana: non occuparsene può solo condurre ulteriormente verso pericolosi declini e inesorabili precipizi. Armonia significa anche galateo istituzionale, misura ed equilibrio ad ampio
raggio. Saggezza, discrezione ed operosità devono avere la meglio: il “buon padre di famiglia” deve essere la bussola prioritaria di tutta la classe politica amministrativa e far sì che l’azione sia orientata a non far prevalere assolutamente sbagliati egocentrismi, sterili esibizioni muscolari e criticabili inefficienze a tutti i livelli e di tutti gli attori in campo. L’imperativo categorico di chi amministra deve procedere sempre verso un’unica direzione: interessarsi della cosa pubblica con dedizione e senso del dovere, cominciando dai vertici regionali, passando per quelli comunali, e non tralasciando i rappresentanti locali dei piccoli territori e delle aree periferiche.
A cura di Ennio Silvano Varchetta




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